Su Nuragheddu (marzo 2026)

Dopo le escursioni ad Acqua Zinnigas e a Punta Magusu delle scorse settimane, proseguono i trekking preparatori in vista della due giorni di Metalla, in programma per il prossimo 1° maggio. Per la giornata odierna, Adriano Urracci ha organizzato un'escursione nella valle di Lanaittu con l'obiettivo di raggiungere la dolina di Su Suercone, passando per la grotta-rifugio Tirchinedda, per poi visitare Su Nuragheddu, un complesso nuragico situato sull'altopiano di Campu Donanìgoro. Alle prime luci del giorno, io e Mara lasciamo Iglesias e ci dirigiamo verso il Supramonte di Oliena, raggiungendo il cuile Barraca 'e Orojos, dove ci incontreremo con i nostri compagni.
Barraca 'e Orojos è una piccola costruzione in pietra, composta da un unico ambiente, restaurata con cura e oggi messa a disposizione degli escursionisti. Al suo interno si trovano un lungo tavolo in legno, un caminetto e una piccola dispensa. Qui è consuetudine che chi vi soggiorna lasci qualche piccola provvista, come olio, sale, zucchero e caffè, a disposizione di chi arriverà dopo. All'esterno, immersi in un bosco dove convivono armoniosamente lecci, olivastri e ginepri, sono stati realizzati accoglienti angoli attrezzati con tavoli e panche in pietra. L'area dispone inoltre di postazioni dedicate al barbecue.
Siamo in tutto sei, di cui quattro compagni del CISSA (Adriano Urracci, Adriano Usai, Mara Serra e Francesco Manca), accompagnati da due amici Rino S. e Mauro R. Alle 9:15 iniziamo il trekking, dirigendoci verso sud in direzione della Dolina di Su Suercone. Il percorso si snoda risalendo il greto, generalmente asciutto, del Rio Unchinos, che più a nord confluisce nel rio Sa Oche, e si inoltra in un fitto bosco di lecci secolari nel cuore del massiccio calcareo del Supramonte, sul versante occidentale del Monte Su Ruda.
Dopo circa 1,5 km transitiamo accanto all’ingresso inferiore della grotta Sa Nurre de su Hoda (Voragine di Tiscali), conosciuta localmente anche come Sa ’Onchedda ’e sa Chessa, una spettacolare cavità carsica famosa per il suggestivo fenomeno del raggio di sole che nei mesi compresi tra maggio e agosto, intorno a mezzogiorno, penetra dall’apertura superiore fino a illuminare la sala principale. Proviamo ad avvicinarci all'ingresso, ma lo troviamo chiuso da un cancello, una protezione necessaria per evitare che qualcuno possa entrare senza le adeguate attrezzature speleologiche.
Poco distante, un lungo scavernamento nella roccia calcarea sembra quasi invitare a una breve sosta. Una cavità naturale che, in caso di necessità, potrebbe offrire un riparo di fortuna sotto roccia, utile per trovare un minimo di protezione da un temporale improvviso.
Qualche centinaio di metri più avanti il sentiero supera un tratto più ripido grazie a una spettacolare scalinata realizzata con tronchi di ginepro, perfettamente armonizzata con l'ambiente circostante, tra le rocce calcaree e il fitto bosco di lecci.
La gola è spettacolare, racchiusa tra pareti calcaree profondamente modellate dall’azione dell’acqua. Da quaggiù possiamo osservare ampie scanalature nella roccia e alcuni tratti di passaggi aerei particolarmente esposti, che si sviluppano più in alto lungo le pareti della gola.
Il sentiero diventa progressivamente più ripido fino a raggiungere un'imponente parete rocciosa che sembra sbarrare il cammino. È proprio tra queste rocce, però, che si apre una stretta fenditura, da attraversare uno alla volta, che ci permette di superare l’ostacolo risalendo i gradoni naturali della roccia all’interno di una breve caverna passante. Un curioso passaggio che ci conduce all’esterno qualche metro più in alto rispetto al punto da cui siamo entrati.
Superata una lunga pietraia, la salita termina presso un riparo sotto roccia. Tronchi di ginepro, sapientemente disposti fino a formare una tettoia che prolunga il riparo naturale della parete calcarea, trasformano l'anfratto in un rudimentale ma efficace ricovero. All'interno, alcune stuoie e poche provviste lasciano intuire che questo luogo sia tutt'oggi utilizzato come rifugio d'emergenza.
Ripreso il cammino, dopo poche centinaia di metri Adriano Urr. consulta sullo smartphone la mappa con le curve di livello e, con la consueta sicurezza di chi conosce ogni angolo della zona, individua l’immancabile scorciatoia verso la grotta-rifugio Tirchinedda. Rimane soltanto un dettaglio che... tutto sommato... decidiamo di considerare trascurabile. Il riparo è ancora un’incognita per tutti noi, Adriano compreso, visto che non vi è mai stato. Ma questo, ovviamente, non sembra un ostacolo sufficiente per rinunciare alla via più avventurosa.
Dopo un’estenuante salita su una ripida pietraia raggiungiamo quello che, secondo le nostre indicazioni, doveva essere Tirchinedda. Troviamo lo scavernamento indicato, ma appare subito chiaro che non si tratta della grotta-rifugio che speravamo di trovare. Perlustriamo ancora la zona seguendo le coordinate in nostro possesso, ma il tempo passa e le energie iniziano a scarseggiare. Decidiamo quindi di rimandare le ricerche a una futura escursione e di riprendere il nostro cammino. Solo al rientro, riguardando la traccia del nostro percorso, ci accorgiamo di essere passati a poca distanza dalla grotta-rifugio. Purtroppo, il terreno impervio e il tempo limitato a disposizione non ci hanno permesso di individuarla. Resta comunque la soddisfazione di aver ricostruito, a posteriori, il percorso della ricerca e di aver scoperto di essere arrivati molto più vicini alla meta di quanto pensassimo.
Ripreso il cammino, ci dirigiamo verso Su Nuragheddu, un complesso nuragico situato tra il pianoro carsico di Campu Donanìgoro e la dolina di Su Suercone. Nel frattempo alcune nuvole velano il sole e la stanchezza accumulata comincia a farsi sentire. Il passo di ciascuno trova il proprio ritmo e finiamo per distanziarci, pur rimanendo sempre a vista.
Risaliamo ancora lungo un tappeto di rocce calcaree finché, all'improvviso, il panorama si apre su Campu Donanìgoro. Dall'alto il pianoro appare come una vasta distesa verde, punteggiata qua e là da piccoli arbusti, dove il bestiame pascola tranquillo e indisturbato. Dalla nostra posizione elevata distinguiamo, poco più avanti, anche il nuraghe Su Nuragheddu. Sullo sfondo, a chiudere l'orizzonte, si staglia l'imponente profilo del Monte Oddeu.
Raggiunta l’area archeologica, ci fermiamo a osservare i resti del nuraghe Su Nuragheddu, oggi ridotto a pochi ruderi. Sono ancora riconoscibili alcuni tratti del muro di cinta e la soglia d’ingresso con il grande architrave in pietra, testimonianza della sua antica struttura. Da questa posizione il piccolo presidio doveva avere un’ampia visuale sulla conca di Campu Donanìgoro e sulle montagne circostanti. Poco distante dal nuraghe incontriamo altre pietre disposte a formare una grande struttura circolare, forse ciò che resta di un ambiente collegato all’antico insediamento.
Proseguiamo il nostro cammino attraversando un breve tratto di Campu Donanìgoro, passando accanto ad alcune tombe dei giganti, in parte sommerse dall’acqua, e ai resti dell’antico villaggio nuragico. Nel pianoro incontriamo mandrie di buoi e gruppi di asinelli che continuano tranquillamente a brucare, immersi nella quiete del luogo.
LLasciato alle spalle Campu Donanìgoro, imbocchiamo il sentiero CAI 480 in direzione di S'Arcu 'e Doronè, lungo il percorso che ci ricondurrà verso il punto di partenza. Il tracciato è ben marcato e decisamente più agevole rispetto a quello seguito all'andata, caratterizzato da pietraie e numerosi passaggi impervi. È probabilmente il sentiero più frequentato dagli escursionisti, come testimoniano i cartelli presenti ai principali incroci, che indicano le località da raggiungere e i relativi tempi di percorrenza.
Dopo circa 4,3 km raggiungiamo Sa Curtigia 'e Tiscali, il celebre passaggio nascosto che consente di accedere all'omonimo villaggio nuragico. Anche se la visita al villaggio non è prevista, la curiosità di attraversare la celebre fenditura e sbucare dall'altra parte, quella nascosta, è irresistibile. Così, insieme a Mara e Rino, ci addentriamo per un breve tratto lungo il sentiero che conduce a Tiscali, giusto il tempo di scattare qualche fotografia. Poi torniamo sui nostri passi e ci ricongiungiamo al resto del gruppo.
Lasciata Sa Curtigia 'e Tiscali, affrontiamo una ripida discesa di circa 800 metri, al termine della quale raggiungiamo il bivio con il sentiero CAI 410A diretto a Barraca 'e Orojos, dove si conclude il nostro percorso ad anello. Da qui un agevole sentiero ci accompagna fino al parcheggio, che raggiungiamo in una trentina di minuti.

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