Su Sterrigeddu (settembre 2018)
Il nostro gruppo speleo C.I.S.S.A. di Iglesias, in collaborazione con lo Speleo Club Oristanese, il Gruppo Grotte Ogliastra e la supervisione del
vulcanologo Prof. Antonio Assorgia, di concerto con la comunità di
Baunei rappresentata dal sindaco Salvatore Corrias, ha programmato
per i giorni 29 e 30 settembre 2018 l'esplorazione della voragine
Nurra de Genn'e Sarmentu, nota agli speleologi come Golghetto e più
conosciuta a Baunei come “Su Sterrigeddu” (diminutivo utilizzato
per distinguerla da quella più profonda di Su Sterru). Il nome del
sito tradotto dal sardo significa “voragine della porta della vite
selvatica”; ma se il termine “Sarmentu” viene inteso come
“S'Armentu”, la traduzione cambia in “voragine della porta del
gregge (o del bestiame)”. Alle 7:00 di sabato 29 ci incontriamo
presso la nostra sede in loc. Ceramica ad Iglesias, per caricare sulle auto l'occorrente per la missione e partire per Baunei. Oltre
me sono presenti Francesco Ballocco, Vittorio
Chessa, Walter Simeone, Guido Targhetta, Adriano Urracci e Tore Medda.
Il nostro presidente C.I.S.S.A. Francesco Ballocco in un messaggio
pubblico dichiara:
“Oggi riprendiamo le ricerche, i
campionamenti, la documentazione video e fotografica della voragine
“sorella” del Golgo. Abbiamo preparato 700 metri di corde,
moschettoni, cordini, trapani, tasselli, anelli, placchette e tanti
altri sacchi. Non è Su Sterru, certo, ma rimane comunque quella
sensazione ...quella che viene quando ci si prepara a qualcosa di
grande!” Giungiamo a Baunei intorno alle 10:00 e ci rechiamo
all'Infopoint dove abbiamo appuntamento con il prof. Antonio Assorgia
ed i ragazzi degli altri gruppi speleo (Tore Buschettu, Cinzia Mulas
e Gianni De Falco). Poi, tutti insieme ci avviamo sull'Altopiano del
Golgo e raggiungiamo il Rifugio della Cooperativa Goloritzè, scelto come base logistica in quanto dista solo un centinaio di metri dalla
voragine. Quindi, indossati tuta ed imbrago, cominciamo a trasportare
corde ed attrezzatura al Golghetto. Lasciate le auto al Rifugio,
transitiamo in un area dove son stati fedelmente riprodotti alcuni cuili e risaliamo un alto
costone roccioso tramite un' originale scala (Su Scalone), magistralmente creata con rami di ginepro.
Poi, varcato un cancelletto, procediamo
in piano per una trentina di metri fino ad affacciarci su uno
strapiombo che volge alla vallata solcata dal Baccu Dolcolce (poco
più avanti il torrente confluirà nella Codula Sisine, sfociando
11km. più a nord nella rinomata cala). Discendiamo l'alto bastione
tramite un'altra spettacolare scala in ginepro disposta accanto ad una
maestosa roccia chiamata “Faccia Litica”. Il tempo, nel sublime
connubio tra l'opera erosiva del vento e l'artistico stillicidio
della pioggia, ha scolpito questa maschera basaltica donandole
sembianze antropomorfe. Camminando a fianco del prof. Assorgia si
crea una preziosa occasione per soffermarci qualche istante ed
avanzar qualche supposizione: probabilmente, in epoche remote, il
grande incavo che unisce internamente lo spazio tra gli occhi di tale
statua fungeva da riparo per pellegrini, o pastori erranti. Ripresa
la via, discendiamo un sentiero che s'inoltra nel boschetto di lecci
dov'è custodito il Golghetto. La voragine compare quasi
all'improvviso, protetta da una staccionata in legno ormai divelta e
pericolante.
Sul luogo si avverte una magica atmosfera che, seppur inconsciamente, ci conduce a contemplare pensieri che sconfinano tra
realtà e leggenda, luce e tenebra, riti sacri e misticismo. Sarà
forse frutto della fantasia che preludia la nostra missione, o più
semplicemente mera curiosità, ma ci sentiamo immediatamente rapiti
dall'arcano baratro e, per un indefinibile attimo, ci raccogliamo
attorno ad esso in un reverenziale silenzio. Un istante dopo siam già
attivati in modalità operativa, disponendo le corde per allongiarci,
mettere in sicura l'area ed armare il pozzo. Durante le operazioni ci
raggiunge il prof. Assorgia e ci spiega che quel torrente, fluendo
ormai a carattere alluvionale una decina di metri più in basso, un
tempo era un fiume che scorreva su un livello più alto e lambiva la
voragine che, fungendo da inghiottitoio, defluiva l'acqua nel suo
ventre. Per dimostrare tale ipotesi sarebbe auspicabile trovare in
fondo al pozzo delle pietre bianche e affusolate, contornate dalla
sabbia di fiume. Il terreno che sovrasta il sito risulta in forte
pendenza ed alquanto franoso, disseminato da pietre e rami spezzati
precariamente assestati.
Dopo aver tratto le dovute considerazioni, decidiamo di
lasciare ogni cosa nel suo statico equilibrio, in quanto se
provassimo a mettere in sicurezza tale pendio rischieremo di far
precipitare all'interno del pozzo zolle di terra e pietre,
precludendo la missione e, comunque, un siffatto lavoro esulerebbe
dal compito per cui siam giunti. La voragine è stata rilevata per la
prima volta nel 1981 da Autelitano A. e Simola M. dell' A.S.I.
(Associazione Speleologica Iglesiente). Grazie al loro rilievo
sappiamo di dover affrontare una calata verticale di circa 120m., per poi proseguire su una discenderia seguita da un'altra calata, fino a
raggiungere una profondità complessiva di circa 135m. L'esplorazione
è prevista domani mattina, 30 settembre 2018, con la discesa di
quattro coppie di speleologi assistita da una squadra esterna di nove
compagni del CISSA. Pertanto, il lavoro odierno verte principalmente
nell'organizzare gli armi prevedendo due distinte corde di calata.
Studiando il terreno appuriamo che i primi metri di scarpata che
orlano il precipizio sono costituiti da pietre che s'incastonano su
un terriccio friabile e fangoso.
Per evitare di calarci con i piedi
puntati in parete e causare accidentali frane, decidiamo di preparare
un sistema di carrucole che possa deviare la nostra discesa verso il
centro del pozzo. Il privilegio d'armeggiare per primo è
concesso ad Adriano Urracci che, assistito da tutto il gruppo, dovrà calarsi qualche metro e convogliare una corda su un solido tronco d' albero che sporge oltre il bordo, in modo da predisporre una
deviazione sulla quale alloggiare una coppia di carrucole. Nel
frattempo Walter, dal bordo del pozzo, documenta ogni fase operativa
con la videocamera. A compito concluso, Adriano risale e si calano
Francesco B. e Vittorio C. per controllare lo stato dei vecchi armi,
prepararne nuovi e studiare opportuni frazionamenti. Bisogna
considerare che negli ultimi trent'anni diversi gruppi speleo si son
cimentati ad esplorare il Golghetto (l'ultima discesa del CISSA è
datata 24 aprile 2000); ma quando dal pozzo risalgono i due compagni,
seppur i loro volti tentino invano di celare un' emozione, ascoltiamo
sorpresi alcuni loro commenti: ”mai
come questa volta Su Sterriggeddu ha voluto regalare qualcosa di
nuovo, incredibilmente mai osservato, qualcosa sfuggito allo sguardo
...chissà, forse aspettava proprio un occasione speciale per
concedere i suoi segreti più remoti”.
Dopo alcuni attimi di riflessione riprendiamo i lavori e ci
caliamo io ed Adriano col compito di prelevare alcuni campioni di
roccia nell'area di congiunzione tra calcare e basalto e sistemare
una coppia di scalette al primo frazionamento. Soddisfatti per il
compiti svolti, concludiamo i lavori intorno alle 16:30. Rientrati al
Rifugio abbiamo giusto il tempo per montare il campo e farci una
doccia; poi, prendiamo le auto e ci rechiamo all'Infopoint di Baunei
per partecipare alla conferenza dal titolo: “Esplorazione della
Voragine di Genna Sarmentu”. All'appuntamento ci raggiungono
Graziella Pic, Annalisa Murgia, Annalisa Collu e Giorgio Caddeo. Apre
la conferenza Tore Buschettu (presidente dalla Federazione
Speleologica Sarda) che, dopo aver dato il benvenuto ai partecipanti,
cede la parola al sindaco di Baunei dott. Salvatore Corrias.
Il sindaco ringrazia i gruppi speleo per la missione che si preparano ad assolvere, i cui risultatiserviranno a completare il quadro
speleogenetico e idrogeologico che si sviluppa sotto la copertura
basaltica dell'altopiano di Golgo. Segue l'intervento di Cinzia Mulas
(Gruppo Grotte Ogliastra), che, con l'ausilio di alcune foto
proiettate su uno schermo, relaziona sulla fauna ipogea presente
nella cavità di Dodovorgia. Quindi è la volta del prof. Assorgia che
espone la sua tesi sulle origini del Golgo ed esorta gli speleologi a
fornire una ricca documentazione fotografica del Golghetto, nonchè a
raccogliere qualche campione di flora e fauna da analizzare. Infine,
Tore B. cede la parola a Francesco Ballocco. Il presidente del
C.I.S.S.A. ribadisce l'importanza scientifica dell'esplorazione che,
oltre ad interessare indagini geologiche e ricerche bio-speleologiche,
si prefigge di rimisurare la profondità della voragine e verificare
se, dopo trent'anni dalle ultime ricerche faunistiche documentate dal
Gruppo Speleologico Sassarese, è intervenuta qualche novità (così
come rilevato dal CISSA la scorsa primavera anche a Su Sterru).
Dopo un breve rinfresco, durante il quale ci soffermiamo col prof. Assorgia per chiedergli alcune delucidazioni, rientriamo al rifugio
per la cena. La sala ristorante ospita tanti gruppi di escursionisti,
alcuni giunti appositamente per percorrere il sentiero del Selvaggio
Blu guidati da Antonio Cabras (guida della Coop. Goloritzè). La
nostra tavolata è apparecchiata per 17 coperti ed attende solo
d'esser conquistata. Il menù comprende antipasti di terra, ravioli
di patate, insalata e porchettone arrosto, il tutto accompagnato da
brocche di vino della casa. Al termine della cena omaggiamo l'amico
Antonio Cabras d'una gigantografia dell'esplorazione alla Voragine di
Golgo dello scorso anno, con firma autografa dei sei speleologi che
si son calati a 286m. di profondità. La commozione di Antonio
contagia tutti, tant'è che vengono a complimentarsi e festeggiare
anche i commensali degli altri tavoli. Da questo momento la serata
prende un'altra svolta; infatti Antonio fa portare in tavola mirto,
abbardente e limoncello ed ogni scusa è lecita per un brindisi. A
mezzanotte inoltrata lasciamo il ristorante per accomodarci
all'interno di un cuile.
Tra una battuta scherzosa e una risata, una bevuta e qualche chiacchiera, ci ritiriamo per la notte verso le tre del
mattino. Nella tenda dove sono ospitato ci sono anche Francesco B., Alberto e Tore M. Il nostro presidente quasi non fa in tempo a sdraiarsi che prende subito sonno, andando ad occupare lo spazio per tre persone! Allora, senza
svegliarlo, adottiamo un sistema di scivolamento materassini,
sospingendolo delicatamente fino ad offrirgli un miglior giaciglio.
Gli svariati suoni cacofonici che risuonano sia fuori che dentro la tenda c'inducono a tenere ancora gli occhi aperti; buona occasione per
ascoltare qualche barzelletta raccontata sommessamente dalla soave voce di
Tore. La mattina ci svegliamo verso le 7:00. Esternamente le tende
son completamente fradicie dall'umidità. Fortunatamente abbiam
sistemato gli scarponi sotto il copri tenda. La giornata si prospetta
soleggiata con un bel cielo azzurro. Alle 8:00 ci ritroviamo tutti nel salone del Rifugio per un'abbondante colazione con pane fresco,
cornetti caldi, miele e ricotta, caffè, latte e tè. Poi, indossati
tuta ed imbrago, ci avviamo verso il Golghetto.
Nel sentiero che conduce alla voragine incrociamo una troupe di Videolina con la
giornalista Daniela Usai che durante la giornata intervisterà
Francesco Ballocco, Tore Buschettu, Vittorio Chessa, prof. Assorgia e Walter Simeone.
Giunti sul posto ci mettiamo subito all'opera. Betty P. ed
Alberto M. delimitiamo l'area con una corda, in modo che eventuali
spettatori transitino fuori dal perimetro operativo. Mentre io, Tore M., Adriano, Guido, Francesco B. e Vittorio C. ultimiamo le operazioni
per l'imminente missione. A documentare ogni fase, con fotocamera e videocamera, ci pensano Graziella Pic e Walter S. Alle 10:30 si cala la prima squadra
composta da Vittorio C. e Francesco B. che, munita di radio per
comunicare con l'esterno, ha diversi compiti tra i quali quello di
realizzare filmati tridimensionali e foto d'ambiente, effettuare
macrofotografie della fauna e flora cavernicola, rilevare le
temperature nelle diverse aree e registrare le profondità dei vari
strati di roccia basaltica e calcarea. A circa 80m. di profondità, i
due ragazzi comunicano di aver rilevato delle ammoniti di 10 cm. di diametro. Si tratta di molluschi cefalopodi (fossili di animali
marini muniti di conchiglia a forma di spirale), estinti circa
65milioni di anni fa. La loro presenza potrebbe costituire un buon
riferimento per la datazione delle rocce.
Durante le operazioni
sopraggiunge il Sindaco di Baunei che rilascia anche un messaggio
pubblico dal titolo Cuore di Tenebra:"Stamane, di buonora, gli speleologi del CISSA di Iglesias, del Gruppo Speleo di Oristano e dell'Ogliastra, sono scesi nella voragine Genn'e Sarmentu. Hanno riacceso le lampade nel cuore nero di Golgo, sotto il bianco Supramonte. Noi, nel ringraziarli, certi della loro attenzione scientifica, attendiamo che ci raccontino cosa c'è in fondo al cuore". Alle
11:35 si cala la seconda squadra composta da Cinzia Mulas e Gianni De
Falco col compito di effettuare indagini geologiche e classificare
anch'essa fauna e flora ipogea. Ogni dettaglio delle operazioni è meticolosamente registrato in un apposito modulo, con orari, turni di calata e comunicazioni da fondo pozzo, a cura di Annalisa Collu. Alle 12:45 si calano Francesco Manca
e Adriano Urracci col compito di registrare la luminosità della
grotta ogni 25 m. utilizzando il luxmetro e misurare con una sagola
graduata la profondità del pozzo principale.
Durante la calata
cerchiamo di tenere una velocità costante e quando sostiamo per i
rilievi ne approfittiamo per spruzzare acqua sul discensore in modo
da dissiparne il calore. La voragine ha un diametro medio di 4,50m. e
le pareti, inizialmente lisce, presentano alcune lunghe scanalature
rilevabili oltre i 70m. Giungiamo in fondo al pozzo in circa 25min.
trovando ad attenderci Francesco B. che comunica alla squadra esterna
l'effettiva profondità raggiunta. Rispetto al precedente rilievo
cartaceo riportante 120m. di profondità, oggi appuriamo che tutto
ciò che è precipitato dall'esterno (pietre, terra, tronchi, etc.)
ha sollevato il fondo di 3m.; pertanto la nuova profondità rilevata
è 117m. Il calpestio dove ci troviamo è costituito da cumuli di
pietre che franano lungo un piano fortemente inclinato. Adiacente al
pozzo si trova un'ampia sala che, dopo circa 13m. d'instabile
pietraia, precipita di netto su un piano inferiore.
Alle 13:40 Tore
Medda, da base pozzo, comunica via radio che l' ultima squadra formata da Guido Targhetta e Tore Buschettu si accinge a calarsi. Tale
avvertimento è necessario per consentirci di metterci al riparo dalla caduta di eventuali pietre che precipitando da una notevole
altezza, giungerebbero a terra come proiettili. Quindi ci spostiamo
dalla verticale del pozzo e, ponendoci quasi a carponi, entriamo nella sala attigua
sistemandoci sul lato destro ove è presente una breve nicchia. Sulla parete fronte a noi, Francesco e Vittorio hanno disposto un corrimano dove ci dovremo allongiare per raggiungere il frazionamento che precede il salto di 9 metri. Anche su questo lato è
presente una nicchia ove potersi riparare dalle franate, ma risulta più esposta rispetto a quella dove stiamo sostando. Non
appena l'ultima squadra termina la calata, Francesco B. si organizza
per scattare qualche foto del salone e chiede la nostra
collaborazione per illuminare l'ambiente consegnandoci dei fari portatili. Il mio compito sarà quello
di illuminare la grotta dal piano inferiore del salone. Pertanto,
allongiandomi al corrimano, mi avvio al frazionamento cercando di far passi leggeri come piume ma, nonostante l'attenzione, le pietre
continuano a scivolarmi sotto gli scarponi, come quando in spiaggia
si cammina sulla battigia e l'acqua trascina via la sabbia da sotto i
piedi.
Quindi mi calo su un angolo parzialmente protetto dalla
franata e, raggiunto il suolo, proseguo circa 6m. su un piano
orizzontale colmo di detriti, ma più sicuro della precedente
discenderia. Da questa angolazione posso osservare meglio l'ampio
salone che ha un'altezza di circa 18-20m. Sul lato della parete, circa 1,50m. dal
suolo, è presente una fenditura che conduce in un'altra sala. Per
evitare di restare completamente esposto ad eventuali franate, accedo
al nuovo ambiente incontrando Cinzia e Gianni. Ma, prima di continuare
l'esplorazione, attendo istruzioni da Francesco che, con la
fotocamera fissata al cavalletto, si appresta a scattare le foto. Ora
il salone è completamente illuminato dalla luce e risplende nella sua totale
grandezza. D'improvviso prendo consapevolezza dell'istante, quasi come se osservassi la scena da una differente angolazione, più rallentata rispetto agli schemi abituali e, ritrovandomi fra i compagni, sono compiaciuto di vivere tale esperienza insieme a loro, in questo sito unico e particolare.
Oltrepassata la fenditura, raggiungo Gianni e cominciamo ad esaminare le alte pareti dove son ben marcati i vari livelli
raggiungi in passato dall'acqua. In particolare, a circa 3m. di
altezza, si evidenziano chiare striature longilinee di sabbia
solidificata. Un'altra prova che testimonia la copiosa presenza
d'acqua è fornita dai diversi tronchetti incastrati a varie altezze
tra gli interstizi delle rocce. Nel frattempo, Cinzia è completamente assorta nel suo
lavoro di ricerca all'interno di una cavità, ampia circa 2x2m. Oltre al rilevamento di alcuni fossili, sono stati trovati alcuni esemplari di Trichoniscus voltai (un crostaceo terrestre), Pimoa graphitica (ragno di grotta) e qualche Hyla sarda; ma è di particolare importanza la scoperta a tale profondità di un Sardaphaenops supramontanus graffitii (un coleottero cavernicolo dal corpo rossiccio di dimensioni comprese tra i 5,5 mm. e gli 8,5 mm.).L' ampio salone prosegue su un piano superiore. Per accedervi è necessario arrampicarsi per circa 5m. su un lato di un costone ove
son presenti alcune stalattiti fossili, parte delle quali precipitate
al suolo.
La curiosità di Gianni è talmente forte che, senza
indugiare, s'inerpica in libera e prosegue in solitaria ad esplorare la sala.
Poco dopo mi raggiungono anche gli altri compagni e, predisposta una
corda, scaliamo la roccia e cominciamo a nostra volta ad ispezionare
l'ambiente. Il calpestio del primo tratto della sala superiore è
interessato da un modesto dislivello positivo costituito da lunghe
scanalature rocciose, levigate dall'acqua, che conducono ad una
diaclasi. Da tale punto, la distanza tra le pareti e l'altezza della
cavità sono sufficienti per farci transitare in piedi uno per volta. L'ambiente è parzialmente concrezionato e solo su alcune stalattiti è presente stillicidio. Sul calpestio son presenti alcune stalagmiti e qualche pezzo di stalattite precipitato. Mentre procedo, incrocio
alcuni compagni intenti ad ispezionare delle vaschette d' acqua alla ricerca di organismi viventi. Anche Adriano, poco più avanti, esamina alcune vaschette alimentate dal frequente stillicidio generato da una serie di cannule disposte nella parte inferiore di
una grande colata.
Il percorso continua e, per accedere ad un nuovo
ambiente, occorre strisciare sotto una roccia.
Oltrepassato tale varco mi rialzo in piedi e, voltandomi indietro,
rilevo una parete riccamente concrezionata con al centro una piccola fessura che
si affaccia nella sala precedente. Dopo qualche metro
è presente un falsopiano che divide l'ambiente su due livelli: quello superiore risale leggermente, mentre quello inferiore prosegue orizzontalmente sotto il primo. Decido di proseguire sul piano superiore ove è presente una diaclasi che restringendosi fino a 50 cm. di larghezza consente di accedere ad una nuova sala transitando trasversalmente tra alte colonne. Quest'ultimo ambiente presenta un dislivello positivo costituito da rocce scivolose ed in parte
fangose. Lasciata la sala, ritorno qualche metro indietro e, insieme a Guido, vado ad esplorare il livello inferiore. La cavità è poco
concrezionata ed il calpestio è formato da fango solidificato.
L'area presenta un'altezza massimadi 150cm. e termina con una stretta
fenditura orizzontale posta tra parete e pavimento che consente
l'accesso ad un ulteriore sotto piano. Guido, dopo essere entrato ad
ispezionarla, riferisce di aver strisciato per qualche metro fino a
raggiungere una piccola apertura sul suolo oltre la quale non sembra
esserci alcuna prosecuzione. Conclusa l'esplorazione di questo ramo,
rientriamo tutti nel salone inferiore calandoci con la corda disposta
precedentemente. Considerando il tempo trascorso e quello necessario
per uscire fuori dalla voragine, decidiamo di lasciare la grotta
seguendo lo stesso ordine col quale siamo scesi. Alle 15:49
cominciano a risalire Francesco B. e Vittorio che concluderanno il
loro lavoro realizzando alcuni filmati tridimensionali nel pozzo
principale. Alle 16:52, dopo che la squadra esterna ci segnala
l'arrivo in superficie dei due compagni, possono risalire Cinzia e
Gianni che raggiungono la base del pozzo in circa 35min. Alle 17:50 è
il mio turno insieme ad Adriano. La risalita è l unga ed impegnativa, quasi come fare 230 gradini senza fermarsi, alti ciascuno 50cm.
Sovviene anche il pensiero d'evitare di sostare per non far troppo
attendere i compagni che sostano ancora sul fondo. Adriano è ben allenato e, da buon compagno, mi supporta con consigli tecnici. Alle 17:20 raggiungiamo
l'ultimo frazionamento e dopo pochi minuti siamo fuori dal pozzo,
visibilmente provati dalla prestazione, ma soddisfatti per
la magnifica esperienza. Ad accoglierci, oltre al caloroso
saluto di tutti gli amici, ci assiste la squadra esterna del CISSA che ha offerto un costante supporto durante tutta la missione. Alle
17:34 comincia a risalire l'ultima squadra composta da Guido T. e Tore B. che, dovendo disarmare il pozzo, uscirà dalla voragine quasi due
ore dopo. Ormai è calato il buio e tutto il CISSA è ancora a lavoro
per ritirare corde ed attrezzi da trasportare alle auto parcheggiate
al Rifugio. Concludiamo le operazioni intorno alle 21:00, pronti a
prendere la via di ritorno verso casa. Lo spirito di gruppo,
l'affiatamento e l'allegria dei compagni son sempre stati vivi, anche
quando al rientro, con l'adrenalina ancora nelle vene, inseguivamo tutti in coda un'auto bianca che invano tentava di seminarci, convinti fosse quella di
Walter.
A missione conclusa, il presidente del CISSA Francesco
Ballocco fa il punto sull'esplorazione alla voragine Nurra
de Genn'e Sarmentu commentando: “E così si
chiude la 'trilogia dei basalti'. Due giorni intensi che
per noi son finiti alle 2 del mattino ad Iglesias scaricando tutti
insieme le attrezzature nel magazzino. Anche se può sembrare una
normale visita ad una Grotta, questa esplorazione ha impegnato 17
speleologi di cui 8 in grotta e 9 all'esterno con un mare di
attrezzature speleo da movimentare dentro e fuori la voragine. Mi
sento di dire che forse abbiamo raccolto più di quanto ci
aspettavamo prima di iniziare questa avventura sopratutto in
considerazione delle innumerevoli esplorazioni che ci hanno preceduto
(solamente per il CISSA era la quarta volta a su Sterru). Questo
dovrebbe confortare tutti gli speleologi, la parola "fine"
alle ricerche, alle scoperte, alle esplorazioni non è stata e non
verrà mai scritta. Così, per finire in bellezza, anche "Su Sterrixeddu" ci ha regalato qualcosa di nuovo, incredibilmente
mai osservato, qualcosa sfuggita allo sguardo (anche a noi stessi
durante la precedente discesa del 24 aprile del 2000). Forse aspettava proprio un occasione speciale per concedere i suoi segreti
più remoti... Adesso lavoreremo a tavolino per condividere al più presto ciò che non è stato ancora detto... Arrivederci Baunei!!!!"

































































