Grotta del Guano (gennaio 2016)


Oggi è in programma il rilievo di una nuova grotta. L’appuntamento con gli amici del C.I.S.S.A. è fissato alle 8:30 ad Iglesias. Pronto per la nuova esperienza, mi ritrovo nel piazzale con un bel gruppo di persone, tra cui Francesco, Betty, Guido, Vittorio, Margherita, Cristina, Carlo, Annalisa, Riccardo, Adriano Urracci, Adriano Usai, Tore ed infine Benedetta, una new entry che arriva da Pula. L’avvicinamento alla grotta non è proprio una passeggiata in quanto per circa 30min. risaliamo un pendio senza alcun sentiero delineato, transitando tra cespugli spinosi ed arrampicandoci sulle rocce. Tutto è molto avvincente e rientra nel giusto spirito d’esplorazione. L’ubicazione della grotta risulta parzialmente mimetizzata dalla vegetazione. L’ingresso si trova su un terrazzino di circa 1mq. posto su un dislivello tra alcune rocce ed un albero. Si accede attraverso un’apertura nella parete, ampia circa 1,80 m. di altezza, 2,5 m. di larghezza e 1,2 m. di profondità. Dopo aver predisposto le corde per la discesa, ci caliamo lungo una scarpata con una pendenza di circa 60° per 4 metri, fino a raggiungere un punto in cui è stato realizzato un frazionamento, oltre questo punto si affronta un salto di 18 metri.
Nei primi 3–4 metri scendiamo lungo una verticale adiacente alla parete, che ci consente di trovare alcuni appigli per i piedi, mentre i restanti 15 metri li completiamo nel vuoto. Dall’alto del soffitto raggiungiamo il suolo al centro di un ampio salone, esattamente sopra un cumulo di guano solidificato. Alcuni ragazzi, tra cui Betty, Francesco, Vittorio e Guido, equipaggiati con la necessaria strumentazione, procedono con le operazioni di rilievo, rilevando misure da diverse angolazioni e annotandole meticolosamente su un blocco appunti. Il salone principale della grotta risulta disposto longitudinalmente su un piano inclinato. Poco più in alto rispetto al punto di calata è presente una franata fangosa di circa 3 metri. Per facilitarne la risalita e prevenire possibili scivolamenti, viene predisposta una corda che utilizziamo come ausilio per raggiungere il livello superiore. Da questo punto il salone prosegue su un terrapieno dal calpestio melmoso. Su un lato è presente una lunga fenditura tra alte pareti che sembra proseguire solo per pochi metri.
Guido, forte della sua esperienza, conferma l’esistenza di un pozzo proprio al termine dello stretto passaggio e chiede una corda per poterlo esplorare. Riccardo si offre volontario risalendo in superficie fino all’ingresso della grotta per recuperare la corda poi, dopo aver armato il pozzo, inizia a calarsi insieme a Guido, Adriano Urracci e Tore, seguito poco più tardi da Adriano Usai, Margherita, me e Betty. L’apertura del pozzo ha un diametro di circa 80 centimetri ed è profondo circa 8 metri. Al termine del pozzo è presente un ambiente completamente umido, ampio circa 4 × 2 metri, che termina affusolandosi verso il fondo. Ritornando al salone principale, proseguiamo verso la parete frontale constatando un leggero restringimento laterale. La grotta prosegue offrendo, sul lato sinistro, un nuovo ambiente in cui rileviamo in particolare una bella stalagmite, seguita da un’imponente colonna centrale e da una cascata circolare di stalattiti. Anche in questo ambiente la volta è molto alta ed il calpestio, particolarmente melmoso, è costituito sostanzialmente da guano. Proseguendo oltre, transitiamo facilmente sotto alcune rocce concave e raggiungiamo un altro ambiente che, sviluppandosi ulteriormente, volge ancora verso sinistra.
Per accedere a questa sala si deve scendere un alto e scivoloso gradone. Sul pavimento è presente un cospicuo cumulo di guano semiliquido. La temperatura dell’aria è piuttosto elevata, probabilmente a causa della decomposizione del guano. La sala è ampia circa 6 metri di lunghezza per 3 metri di larghezza e il soffitto si abbassa gradualmente, presentando una serie di stalattiti che, verso il fondo, diventano sempre più corte fino a toccare il suolo. Ritornando al punto di calata principale (ossia quello in cui abbiamo raggiunto il suolo all’interno della grotta), il salone si sviluppa per circa 12 metri su una scarpata di massi, al termine della quale, sulla destra, si prosegue lungo una grande galleria. Probabilmente tale ambiente risultava sommerso, in quanto lungo le pareti, a circa 1,80 metri dal suolo, è evidente una marcata linea orizzontale che indica il livello raggiunto dall’acqua. Al termine della galleria si risale un dislivello di circa 2 metri, che conduce a un nuovo ambiente. In questa sala, ampia circa 5 x 2 metri, la volta è completamente levigata e presenta forme arrotondate, segno dell’azione erosiva dell’acqua che ha modellato la roccia rendendola liscia e tondeggiante.
Gradualmente la volta, alta circa 2 metri, si abbassa fino a raggiungere la parete opposta con un’altezza di circa 50 centimetri.Sono presenti diverse stalattiti, alcune delle quali si congiungono con il suolo, formando intercapedini che, seppure procedendo carponi, riusciamo a oltrepassare. Al termine della galleria rileviamo una bella aragonite. La grotta prosegue sul lato sinistro, ma il passaggio è troppo stretto per consentire il proseguimento e l’aria risulta particolarmente rarefatta. Mentre rientriamo verso la sala principale, vicino all’uscita della galleria, notiamo a livello del suolo una spaccatura. Per rilevarne le misure, io e Vittorio ci introduciamo al suo interno, percorrendo per alcuni metri un corridoio alto mediamente 80 cm; ai lati, la distanza tra pavimento e volta si riduce progressivamente fino a chiudersi, segno che questo scoscendimento, prevalentemente argilloso, è dovuto al parziale cedimento del pavimento sovrastante.
Infatti, confrontando la planimetria del tratto superiore riscontriamo che coincide quasi con le misure rilevate nella spaccatura. Dopo aver registrato i rilievi possiamo rilassarci un poco con alcuni simpatici scatti fotografici di Francesco. Pian piano, armati di maniglia e staffa, iniziamo a risalire in coppia verso l’uscita. L’ultimo è Francesco che provvede anche a disarmare il pozzo e recuperare le corde. Fuori dalla grotta l’oscurità è quasi calata completamente. Pertanto, dopo esserci riscaldati vicino ad un improvvisato fuoco di bivacco, riprendiamo la via del rientro illuminando il sentiero con la luce delle torce frontali.