Le nebulose creste di Acqua Zinnigas (marzo 2026)

Dopo l'escursione tecnica di febbraio scorso a Su Sercone, il CISSA, su consiglio di Adriano Urracci, ha in programma alcune uscite preparatorie, pensate come allenamento e avvicinamento ai prossimi trekking di più giorni in completa autonomia. Oggi è prevista un'escursione di media difficoltà tra le vette dei monti che coronano la foresta di Montimannu, a Villacidro. Alle 8:00 raggiungiamo il parcheggio in prossimità di Cantina Ferraris e ci preprariamo ad affrontare la programmata passeggiata. In tutto siamo undici: Adriano Ur., Barbara N., Claudia P., Francesco B., Francesco M., Laura S., Marco M., Matteo M., Michele F., Michele R. e Nicola P.
La mattina si presenta nuvolosa, con una temperatura fresca intorno ai 10°C. ed assenza di vento. Pregustando gli spettacolari panorami, più volte decantati da Adriano, che presto si apriranno ai nostri occhi, zaino in spalla cominciamo il trekking. Ci addentriamo nel bosco costeggiando Rio Cannisoni che, in questo periodo, scorre copioso.
Mentre discorriamo amichevolmente, un fugace presagio annebbia la nostra mente: volgendo lo sguardo alle ripide pareti rocciose dei monti che s'innalzano accanto a noi, notiamo che le cime sono avvolte dalle nubi. 
Fiduciosi che, prima o poi, il cielo si aprirà, iniziamo l'intrepido percorso. Dopo i primi 600 metri raggiungiamo un primo bivio e voltiamo a destra seguendo il sentiero 112. Dopo altri 200 metri, voltiamo ancora a destra, restando sempre sul medesimo sentiero che, come indicazione, verte in direzione Ovile Linas.
Quasi subito il sentiero si restringe, costringendoci a procedere in fila indiana. Stiamo attraversando la vallata di Gutturu Magusu, una gola immersa in un bosco di lecci e sughere ove confluiscono le acque di alcuni affluenti, quali Riu Magueddu e Riu S’Ega Manna.
Un luogo silenzioso, interrotto solo dal rumore dei nostri passi e, a tratti, dal lieve mormorio dei ruscelli. Sembra quasi una valle incantata, che evoca antiche leggende della tradizione popolare villacidrese sul risveglio della natura e sulla magia delle erbe. Gli animi più sensibili sembrano attratti da questi richiami.
Dopo circa 1,5 km dalla partenza, ci manteniamo sulla destra e proseguiamo risalendo il Riu S'Ega Manna. La traccia si fa sempre più ripida, prima superando piccoli guadi e poi inoltrandosi più fittamente tra gli alberi del bosco. Ogni tanto intercettiamo qualche piazzola dei carbonai, che ci riporta tra la metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, quando il disboscamento intensivo serviva a produrre carbone soprattutto per l’industria mineraria e viene spontaneo pensare alla dura vita di quei boscaioli. Finora nessun raggio di sole è riuscito a filtrare tra le fronde degli alberi e l’aria è rimasta cupa. Fortunatamente i nostri spiriti sempre giocosi rendono tutto più allegro. 
Avanziamo compatti, con un passo regolare che ci permette di fermarci ogni tanto per spogliarci degli indumenti troppo pesanti rispetto al ritmo della camminata. Tra tutti i compagni del gruppo, gli antesignani che si spingono in avanscoperta sono Nicola e Barbara, seguiti a breve distanza da Claudia e, sovente, anche da me. 
Adriano li lascia avanzare liberamente, ma spesso li richiama indietro per dar loro il giusto orientamento. Anche Michele F. inizialmente tenta di tenere il passo, ma poi si rifugia nelle retrovie. Invece Michele R., riconoscibile dall’antivento giallo canarino, armato di macchina fotografica e action cam, documenta tutto da minuzioso regista. 
A 800 metri d'altitudine, mentre usciamo dal bosco, veniamo avvolti dalla nebbia... 
...ed è come varcare un portale verso un mondo sospeso fra realtà e mistero...
Man mano che avanziamo, gli alberi si diradano e lasciano spazio a macchie di bassa vegetazione tra monumenti rocciosi scolpiti dal tempo.
Transitando vicino al valico di Genna S'Ega Manna, dopo altri 700 metri di irta salita raggiungiamo Cuccuru Magusu (957 metri di altitudine), immerso in una biancastra nuvola. La nebbia è così fitta che facciamo fatica a scorgere persino ciò che si trova a pochi metri di distanza. E' tutto così surreale che, armati di fotocamera, insistiamo imperterriti a fotografare a 360° quei panorami che vorremmo veder d'incanto comparire.
Ogni tanto, dal nulla, emerge qualche guglia rocciosa, e Adriano, con il suo innato senso dell’orientamento, la usa come punto di riferimento per mostrarci lidi e luoghi plasmati unicamente dai suoi ricordi. Per noi, innocenti spettatori, tutto ciò resta privo di riscontri visivi, se non per l’infinita tela bianca ove poter dipingere qualsiasi fiabesco panorama. Nelle nostre menti frullano fantasiosi e goliardici pensieri, mentre realtà e memoria s'intrecciano in indissolubili legami quasi onirici.

Sostiamo qualche minuto, giusto il tempo di mangiucchiare qualcosa e di ringraziare Adriano per questa esperienza divertente, quasi mistica e indimenticabile: in una sola parola, unica! Riprendiamo il cammino attraversando il valico di Genna Magusu (895 m. di altitudine), con passaggi particolari tra rocce granitiche. 
Considerata la scarsa visibilità, ci conforta sapere d'essere sul giusto sentiero per la presenza di alcuni omini di pietra e segnavia bianco-rossi dipinti tra le rocce. La prova più sicura, però, arriva dal controllo delle curve di livello sulle mappe delle app cartografiche, con il riscontro degli altimetri dei nostri smartphone, che Adriano e Matteo confrontano costantemente.
Il sentiero s'inoltra in una brulla e ripida salita che sembra non finire mai, costellata di massi e pietre spezzate in sottilissime scaglie piatte, e ci conduce sulle creste montuose che da Cuccuru de Salvatore Deidda (1.101 metri di altitudine) proseguono fino alla vetta di Acqua Zinnigas (1.137 metri di altitudine).
Avvolti nella nebbia, che ci circonda come un alone protettivo, procediamo in assoluto silenzio fra le creste di Acqua Zinnigas. Ogni passo diventa un momento quasi contemplativo, dove i pensieri ordinari non possono prevaricare, né distoglierci dal concentrarci e dal godere di ogni istante.
Il sole comincia timidamente ad affacciarsi, diradando la nebbia e rivelandoci qualche scorcio di panorama. Lasciamo le creste e iniziamo la discesa verso il valico Genna Eidadi (1.026 metri di altitudine), dove si aprono diversi sentieri.
Procediamo a sinistra, seguendo il sentiero 112, e continuiamo a scendere lungo una dolce cengia pietrosa che ci consente di avanzare in fila indiana. Finalmente Adriano, con tutta la sua enfasi, ci può mostrare le diverse vette che ora, illuminate dal sole, possiamo osservare con nitidezza. 
Dopo circa 7,5 km di cammino complessivo, raggiungiamo uno spiazzo soleggiato dove ci fermiamo per pranzare. Ripreso il percorso, giungiamo a un bivio, dove un cartello di legno con due frecce segnala le direzioni: la freccia verso sinistra indica "Belvedere", mentre quella verso destra, recante la scritta “Figus”, prosegue lungo il tracciato principale. Il gruppo si divide momentaneamente: i più curiosi, me compreso, guidati da Francesco B., ci dirigiamo verso il belvedere, mentre gli altri proseguono con Adriano. Percorriamo circa 200 metri su un pianoro che termina su un costone roccioso a strapiombo, dal quale, illuminati dal sole, possiamo ammirare un panorama magnifico.
Tornati sulla traccia principale, scendiamo lungo uno sterrato avvolto dai rami e dalle foglie e ritroviamo il gruppo. Adriano ci mostra un grosso ramo, trovato da Nicola, che sembra quasi fondersi con un altro. 
Ci inoltriamo sempre più nella vegetazione, fino a ritornare nel bosco di lecci. Sovente dobbiamo destreggiarci tra rami, radici e sassi per evitare le voragini scavate dai cinghiali che si frappongono sul nostro cammino. 
Rientrati nella valle di Gutturu Magusu, percorriamo per circa 1,5 km un sentiero parallelo a quello dell’andata, per poi ricongiungerci al tracciato principale che conduce all’uscita del bosco. Terminiamo il trekking in 6 ore e 50 minuti per un totale di 12,65 Km.