La diaclasi (1981–2025) quarantaquattro anni dopo! (dic.2025 - gen.2026)
Su Merti, 14/12/2025 - La diaclasi va ancora, prosegue, e la cosa ci obbliga a procedere lentamente, attrezzando un traverso che talvolta è poggiato, altre volte invece risulta bello esposto, verticale su fango che non perdona passi falsi, altrimenti buduuum e ti ritrovi 3 metri più in basso con tutto l'equipaggiamento appeso addosso. Non abbiamo certo voglia di volare ma mettiamo comunque un chiodo ogni 3/3.5 metri tenendoci in equilibrio su appigli d'argilla anche se, come dire.....la cosa è un po' stressante per chi apre eeh!. Sotto di noi "acqua tanta", laddove non doveva più esserci da decenni ed invece eccola lì. Che ci fa l'acqua lì? Un fiume scomparso che riappare? 20 metri più in alto?
Comunque "acqua tanta" ci impedisce di scendere ancora, così non rimane che proseguire faticosamente in orizzontale. Però bella eh!!! Che €@&&* di diaclasone! Il disto dichiara quasi 40 metri di larghezza. Sopra di noi un altra squadra si adopera per renderci più agevole il superamento della strettoia iniziale. La maledetta ci obbliga a lasciare sull'imbrago solo lo stretto necessario, niente di più, ogni cosa si incastra, è la regola: calma, un piccolo passo alla volta, qualche parolaccia e passiamo tutti.
Corde, anelli e moschettoni son rimasti li nel corrimano così nel prossimo episodio, partiremo dalla postazione avanzata raggiunta oggi. Una fatica enorme, una bozza di rilievo e solo 2 pessime foto : che misero bottino!!! Però Bella squadra ehhhh, sicuramente il fuoco, il vino e la carne ci aiuteranno a formulare la strategia migliore per il prossimo episodio...
27/12/2025 - Dopo le festività Natalizie e soprattutto dopo i pranzi e le cene, sarà ancora possibile passare la strettoia della diaclasi? Potrebbe essersi ristretta? Le pareti di roccia potrebbero essersi avvicinate?
Su Merti, 29/12/2025 - Fine del 1° traverso (?) e arrivo sul fondo. Le libagioni del periodo natalizio sembrano non avere avuto effetto su Matteo, Roberto e Vladimiro: complice la maggiore umidità presente nella diaclasi (un vero e proprio pantano di argilla). La squadra è riuscita ad arrivare alla fine del ramo ed a completare il 1° traverso.
Ora il percorso si fa più complesso, sembra necessario dover proseguire verso l'alto, aprendo la strada verso un'altra area della diaclasi, probabilmente mai visitata da nessuno fino ad oggi. Si è riusciti inoltre ad attrezzare una calata di circa 10 metri e toccare il fondo, arrivando alla riva del fiume, simpaticamente battezzata "La spiaggia di Miro". La squadra composta da Adriano, Tore e Michele si è invece prodigata nel rendere più agevole il passaggio nella strettoia di ingresso, un lavoro difficile e lungo, che ha comunque permesso di guadagnare qualche centimetro, prezioso specialmente nelle fasi di uscita dalla diaclasi.
Su Merti, 19/01/2026 - Le ultime settimane del 2025 sono scivolate via tra cibo, feste e discussioni infinite: ipotesi più o meno credibili su dove potesse proseguire la cavità e su quale percorso seguisse nel sottosuolo "Acqua Molta" (nome dato all'acqua che, nel fondo della diaclasi, sale o scende con oscillazioni di 10 metri 😱).
Con il nuovo anno arriva finalmente un fine settimana da dedicare di nuovo all’esplorazione, e la diaclasi ci aspetta!!
Entriamo nelle profondità della terra con calma e metodo, come sempre.
Indossiamo tuta, imbrago, attrezzi e casco, poi ci incamminiamo lungo uno stradello per poche decine di metri. Lo spacco nel terreno compare all’improvviso.
Una corda viene assicurata a un albero, si realizza il corrimano e, sfruttando un secondo albero, caliamo la corda all’interno della frattura.
La discesa iniziale è breve. Raggiungiamo un ambiente modesto dove in un angolo si apre un salto in corda: la strettoia iniziale è subito lì a ricordarci i pranzi e le cene di fine anno. Superarla richiede calma e pazienza.
Oltre, la spaccatura continua verso il basso per altri 15 metri, fino al livello attuale della falda.
Arriviamo così al cuore della diaclasi, che si sviluppa lungo l’asse nord–sud. Qui non c’è modo di slegarsi: si resta assicurati alle corde del traverso, uno accanto all’altro, in attesa del proprio turno. Il tempo si dilata mentre si aspetta di salire, di scendere o semplicemente di avanzare di qualche metro in orizzontale.
Il traverso verso nord è stato iniziato dal centro della diaclasi, ma le colate di fango rendono la roccia poco affidabile. I tasselli non danno le garanzie necessarie e gli attrezzisti sono costretti a cambiare strategia, sollevando la linea. Il traverso prende così quota, diventa più ripido, richiede maggiore attenzione, ma permette di proseguire in sicurezza.
Avevo battuto inizialmente 17 metri con il distanziometro laser, ma ora, dopo circa 20 metri, la squadra supera una sporgenza. Da lì avanzano ancora una decina di metri, fino a raggiungere alcune finestre che accendono subito nuove speranze di prosecuzione.
Li seguo per rilevare gli ultimi tratti esplorati. Quando li raggiungo alla fine del traverso, il dato è chiaro: il ramo nord sviluppa 30 metri complessivi. Le finestre, però, deludono le aspettative. I passaggi sono troppo stretti, non percorribili. Si torna indietro, con quella sensazione di curiosità rimandata e domande lasciate aperte.
(Fine ramo nord)
Durante la risalita verso la superficie ci fermiamo a osservare, a discutere, a immaginare. Il ramo sud ci aspetta: una diaclasi stretta, quasi verticale, con acqua sul fondo, fango e uno sviluppo che promette di essere simile a quello del ramo nord. Non sarà semplice.
Serviranno tempo, pazienza e diverse uscite per venirne a capo.
Quando usciamo facciamo la foto della squadra degli attrezzisti....ma qualcuno (Barbara) è già scappato a cambiarsi!
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