Punta Magusu (marzo 2026)
La mattinata si presenta luminosa, in netto contrasto con quella di domenica scorsa, con una temperatura che si aggira intorno agli 11°C. Dopo aver lasciato le auto nella solita area, limitrofa a Cantina Ferraris, partiamo per il trekking intorno alle 8:30.
In tutto siamo quattro: Adriano U., Francesco M., Matteo M. e Bibi P.
All’inizio ripercorriamo lo stesso tratto già affrontato settimana scorsa, durante il trekking sulle creste di Acqua Zinnigas. Entrati nella Foresta di Montimannu, seguiamo le indicazioni per Ovile Linas lungo il sentiero 112, per poi imboccare il 110 che si addentra nella fantastica valle di Gutturu Magusu.
Dopo circa 900 metri svoltiamo a destra su una traccia più stretta che costeggia il Riu S’Ega Manna. Proseguiamo per altri 500 metri, quindi giriamo nuovamente a destra, entrando nel sentiero 111 e lasciando il torrente alle nostre spalle.
Da qui la salita si fa più ripida e impegnativa, su un terreno irregolare di terra smossa, disseminato di sassi e rami da oltrepassare.
Mentre camminiamo, notiamo una serie di funghi dalla strana forma a coppa, larghi 10-15 centimetri, di colore bruno-rossastro. Si tratta della Peziza repanda, un fungo che cresce nei boschi, tra fogliame e tronchetti di legno marcio.
Dopo circa 400 metri passiamo accanto alle imponenti radici di un grande albero sradicato.
Una decina di metri più in alto raggiungiamo un altro albero, incastonato tra le rocce e particolarmente riconoscibile, che quasi sbarra il passaggio.
Da questo punto, ben visibile, deviamo alla nostra destra e, volgendo al monte, iniziamo un'irta salita. Non esiste alcun sentiero e ci orientiamo grazie alle mappe e alle curve di livello.
Il pendio è piuttosto sostenuto e il fondo, oltre a essere friabile, è costellato di pietre instabili e tronchi divelti.
Dopo un centinaio di metri affrontiamo un'impegnativa pietraia, spesso arrampicandoci con le mani, con una pendenza sostenuta, stimata intorno al 30%.
Superiamo questo tratto in una ventina di minuti, fino a scollinare e raggiungere un pianoro a quota 825 metri, da cui si possono ammirare alcune guglie che si ergono verso il cielo a poche decine di metri da noi.
Dopo una breve pausa, tra una barretta e un sorso d’acqua, riprendiamo il cammino, attraversando circa 300 metri di bosco.
Raggiungiamo quindi un altro pianoro sul versante sud del Monte Magusu, da cui si può spaziare lo sguardo sulle alture di Monte Anzeddu.
Ormai fuori dal bosco, la vegetazione si fa più rada, intervallata da zone rocciose, alcune delle quali così lisce e pianeggianti da ricordare pavimenti lucidati a cera.
Cominciamo a risalire il versante del monte ove si aprono magnifiche visuali, regalandoci una prospettiva privilegiata sulle stesse guglie che poco prima si innalzavano davanti a noi.
A un certo punto, anziché seguire la traccia che risale il versante, spinti dall’adrenalina e da un forte spirito d'avventura, puntiamo dritti verso la cima, fino a conquistare la vetta.
In vetta a Punta Magusu, a 1.015 metri di altitudine, lo sguardo abbraccia un panorama immenso che si apre in ogni direzione, ripagando la fatica della lunga salita.
Riprendiamo il trekking scendendo lungo il versante del monte fino a raggiungere una roccia contrassegnata da un segnavia bianco-rosso. Da qui, seguiamo il sentiero verso destra e, dopo circa 400 metri, arriviamo al valico di Genna Sambucu, a 914 metri di altitudine.
Facciamo una breve sosta a circa cento metri dal valico, tra le pietre accatastate di un antico rudere, per mangiare qualcosa.
Poi, invece di tornare a Cantina Ferraris lungo il sentiero già tracciato, decidiamo di completare il trekking attraversando il Canale Nieddu. Riprendiamo il cammino e, guidati dalla mappa, puntiamo verso sud. Dopo circa 400 metri, lo sguardo si apre dall’alto su un canyon profondo e selvaggio, meta del nostro percorso.
Poco oltre, raggiungiamo la vasta pietraia che dà accesso diretto al canale. Adriano scruta il terreno alla ricerca di una traccia che ci permetta di addentrarci nella gola, in quanto scendere direttamente tra massi instabili sarebbe troppo rischioso. Individuiamo un passaggio scosceso lungo il margine della pietraia e iniziamo la discesa. Il terreno è ripido, ostile. Avanziamo quasi seduti, e nei punti più critici addirittura sdraiati, mentre i piedi scivolano tra sassi instabili e terra friabile che cede ad ogni movimento.
All’improvviso, ci ritroviamo a pochi metri da una cinghiala con il suo cucciolo, addormentati su un piccolo terrazzino erboso. Allertati dalle nostre improvvise esclamazioni di meraviglia, si alzano di scatto e scompaiono tra la vegetazione. Finalmente troviamo un varco più agevole per inoltrarci nella pietraia, lasciandoci alle spalle la fitta vegetazione del bosco.
Dopo pochi metri, la gola si restringe sempre più, quasi a trasformarsi in una forra, e il cammino si fa arduo tra massi instabili e siepi di rovi. In passato Adriano aveva percorso questo canale più volte, ma ciò che conosceva sembra ormai solo un lontano ricordo. La vegetazione, rigogliosa e inarrestabile, ha riconquistato ogni angolo, rimodellando il terreno e costringendoci a prestare attenzione a ogni passo. È proprio vero, la natura finisce sempre per reclamare il proprio dominio!
Armati di cesoie e seghetto, ci facciamo strada nella vegetazione, tagliando rami spinosi e aprendo un varco a forza, metro dopo metro.
Nei tratti più esposti, sfruttiamo tronchi divelti per piegare i rovi e creare passaggi sospesi su voragini che non concedono errori.
Quando il terreno si fa ancora più insidioso, ricorriamo a una corda da 25 metri che ancoriamo agli alberi per calarci lungo brevi salti e che utilizziamo come corrimano temporaneo sulle pareti lisce.
Evitiamo l’ultimo tratto di rovi risalendo il versante e superiamo finalmente l’ultimo degli ostacoli che ci aveva rallentato.
Voltandoci alle spalle, si apre il bellissimo scenario dominato dall’infausto canale che abbiamo appena attraversato.
Ora il Canale Nieddu ci conduce su una vasta pietraia, lunga circa 1,2 km: un mare di sassi che si estende nel greto del torrente.
La pietraia termina nello sterrato principale e, dopo circa 700 metri, raggiungiamo finalmente le auto, concludendo l’impegnativo trekking ormai all'imbrunire, circa due ore e mezza più tardi del previsto (tempo complessivo: 8 ore e 24 minuti; tempo in movimento: 3 ore e 41 minuti). In sintesi: sconsigliamo di seguire il percorso terminale del trekking che attraversa Canali Nieddu.
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