Codula Fuili (aprile 2026)

Questa domenica abbiamo programmato un'uscita canyoning a Codula Fuili. Per evitare la levataccia delle quattro del mattino e raggiungere l'attacco della gola all'alba, partiamo da Iglesias già sabato e raggiungiamo in serata il Sardinia Camping di Cala Gonone. Appena varcato il cancello entriamo subito in modalità vacanza. Troviamo un'area pianeggiante, all'ombra dei pini, e cominciamo a montare le tende. In pochi minuti il nostro accampamento prende vita. La libertà di dormire in tenda, con quelle comodità spartane che solo un campeggio sa offrire, è semplicemente impagabile! Credo che il contatto con la natura, anche a costo di qualche piccola rinuncia, sia il modo migliore per rallentare i ritmi e immergersi in quell'atmosfera d'avventura che si respira già dalla sera precedente. Anche condividere la cena, tra chiacchiere, risate e racconti di vecchie escursioni, è uno di quei momenti autentici che ci permettono di conoscerci meglio e di rafforzare lo spirito di gruppo.
Sveglia alle 7:00. Con calma smontiamo le tende, facciamo colazione e lasciamo il campeggio. Prima di raggiungere l'attacco della Codula, decidiamo di parcheggiare un'auto a Cala Fuili, dove terminerà l'escursione. Al termine della giornata, alcuni di noi torneranno a monte con l'auto lasciata qui per recuperare le altre vetture, mentre il resto del gruppo attenderà sulla spiaggia.
Prima di ripartire mi soffermo davanti a un cartello turistico che si affaccia su Cala Fuili. Le parole racchiudono bene lo spirito di questo luogo.
Ci avviamo, quindi, verso la nostra meta. Risaliamo in auto i tornanti della Strada Provinciale 26 che, da Cala Gonone, salgono verso la galleria. Giunti al bivio per Chighine e Buchi Arta, lo imbocchiamo e, dopo circa 4,5 km, arriviamo in località Cumbida Prantas, dove un cartello escursionistico, sito direttamente al lato della carreggiata, indica diversi sentieri da percorrere.
Qui ci ritroviamo anche con altri compagni che hanno trascorso la notte in un agriturismo poco distante. Siamo in tutto dodici: Francesco B, Betty P., Valeria D., Carlo T., Stefano M., Barbara N., Tore M., Francesco M., Vladimiro I., Nicola P., Bibi P. e Matteo M. Lasciamo le auto nelle piazzole di pietrisco a bordo strada ed imbocchiamo il sentiero 163 che, in una decina di minuti, si snoda tra i lecci fino ad entrare nella codula. È una scelta che si rivela particolarmente comoda, poiché, diversamente dalla precedenti escursioni, evita di parcheggiare nella stretta curva per Buchi Arta e rende l'avvicinamento alla gola più piacevole.
Mi ha sempre incuriosito l'origine dei nomi delle località che visito. Il termine Codula, in sardo, è legato alla parola "ciottolo" o "sasso levigato" e indica una valle scavata da un torrente, modellata nel tempo dall'azione dell'acqua e caratterizzata dalla presenza di ciottoli. Nel caso di Codula Fuili, questa valle assume l'aspetto di una spettacolare gola carsica che attraversa il Supramonte fino ad aprirsi sulla spiaggia di Cala Fuili. Il nome "Fùili", invece, potrebbe derivare dal termine sardo fuile, che significa "bosco fittissimo" o "macchia fitta", probabilmente in riferimento alla rigogliosa vegetazione di lecci, lentischi e oleandri che un tempo ricopriva la valle.
Esiste, però, anche un'ipotesi più suggestiva, che lo farebbe risalire all'accadico, un'antica lingua della Mesopotamia. Secondo alcuni studiosi, il toponimo richiamerebbe la particolare disposizione della gola sul versante marino del Monte Tului, che disegna una stretta fenditura che risale verso l'altopiano. Comunque parliamo di un'ipotesi linguistica che ancora non ha trovato un consenso unanime. Oggi, Codula Fuili è un canyon fossile e per gran parte dell'anno il suo alveo rimane completamente asciutto. Non è necessario indossare la muta, poiché il percorso non prevede tratti in acqua.
Di seguito riporto, in sintesi, le caratteristiche e la successione delle calate che affronteremo:
- Lunghezza complessiva del percorso: circa 3 km.
- Quota di partenza: 345 m s.l.m.
- Quota di arrivo: livello del mare
- Numero di calate: 4, con sviluppo verticale di 8 m., 22 m., 15 m., 5 m.
- Altezza del salto massimo: 22 m.
- Tempo medio di percorrenza del canyon: 2 h 30 min., con possibilità di arrivare anche a 3 h 30 min. in funzione del numero dei partecipanti, del ritmo del gruppo e della capacità di progressione nella gola.
- Trekking finale: 45 min. di cammino dall'uscita della forra fino alla spiaggia di Cala Fùili
Una piccola precisazione sul numero delle calate. Alcune guide ne riportano 5, considerando la possibilità di spezzare la prima calata su un terrazzino intermedio, oppure di attrezzare con la corda alcuni brevi tratti di disarrampicata. Nell’elenco ho considerato le 4 calate principali che abbiamo affrontato durante la discesa.
Giunti al primo salto troviamo due armi: uno sulla parete destra e l'altro sulla sponda sinistra (orografica). Attrezziamo entrambi, anche se è preferibile scegliere quello di sinistra, più recente e meglio posizionato, perché consente alla corda di sfregare molto meno sulla roccia.
Il percorso alterna brevi disarrampicate a tratti tra massi e vegetazione. A poco a poco la gola si restringe, racchiudendoci fra pareti bianchissime, levigate dall'acqua e scolpite dall'erosione in forme che la fantasia trasforma facilmente in volti e figure misteriose. Alcune si aprono in ampie cavità, altre sono punteggiate da piccoli fori. Più avanziamo e più la forra si stringe, trasformandosi in un sinuoso corridoio di roccia. In alcuni punti, allargando le braccia, si ha quasi l'impressione di poter sfiorare entrambe le pareti.
Eccoci giunti al salto più suggestivo della Codula. Qui la gola sembra chiudersi sopra di noi in una grande volta rocciosa. I pochi raggi di sole che riescono a filtrare disegnano sulle pareti un delicato intreccio di luci e ombre. Per raggiungere l'armo, posizionato qualche metro più in basso rispetto al punto sicuro da cui ci prepariamo alla discesa, percorriamo un breve corrimano in acciaio, già fissato alla parete, che permette di superare in sicurezza il tratto più esposto. La calata, alta circa 22 metri, è spettacolare! Mi accingo a scendere e atterro su un pianoro immerso nella penombra. Da quaggiù osservo i compagni che devono ancora calarsi. In controluce distinguo soltanto sagome nere che scivolano lentamente nel vuoto. Solo a metà calata la luce ne rivela i contorni.
Proseguiamo per alcune decine di metri in un angusto corridoio tra pareti levigate, dove lo sguardo riesce a cogliere soltanto una sottile striscia di cielo. Poco oltre raggiungiamo uno slargo che introduce al salto successivo. Qui la gola si apre sopra di noi, lasciando filtrare un ampio cerchio di luce.
Anche questo salto, alto circa 15 metri, è incassato tra le pareti. Predisponiamo due linee di discesa, così da poterci calare anche in coppia.
Atterriamo in uno stretto passaggio, sbarrato da un enorme masso incastrato tra le pareti. Per proseguire dobbiamo strisciarci sotto. Già mentre attraversiamo questo angusto varco avvertiamo un acre odore di animale selvatico. Ci chiediamo da dove provenga, ma il dubbio dura poco. Appena sbuchiamo dall'altra parte ci troviamo di fronte alla carcassa di un cinghiale. Il forte odore ci suggerisce di riprendere subito il cammino.
Usciti dalla parte più stretta della gola, il percorso torna ad aprirsi. Affrontiamo l’ultimo salto, di circa 5 metri, e terminiamo la progressione con alcuni facili tratti di disarrampicata prima di uscire definitivamente dalla forra.
Da qui percorriamo un sentiero che ci accompagna fino alla spiaggia di Cala Fuili, dove il nostro viaggio si conclude tra candidi ciottoli bianchi.

Concludo condividendo alcune fotografie dell'escursione.

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