S'Istrada Longa e S'Arcada Manna (Aprile 2026)

Questa domenica, 20 aprile, è previsto il trekking a S'Istrada Longa. Siamo in tutto otto: Adriano, Mara, Matteo, Francesco, Stefano, Valeria, Carlo e Fabio. Considerata la morfologia del territorio che contempla un percorso particolarmente impegnativo, stimiamo di completare il trekking in circa otto ore. Partiamo da Iglesias sabato pomeriggio e, dopo circa tre ore e mezza d'auto, raggiungiamo Su Porteddu, sull'altopiano del Golgo, dove abbiamo deciso di pernottare.
Su Porteddu è un'area di sosta, conosciuta soprattutto come punto di partenza per il trekking verso Cala Goloritzé. Il camping è piuttosto spartano, ma c'è tutto il necessario: bagni, docce, tavoli con panche e spazi per arrostire. Molto comodo anche il bar/ristorante, dove, seduti attorno a un tavolo, ci gustiamo una bella birretta fresca in compagnia del cagnolino dei proprietari che, incurante delle nostre voci, sonnecchia beatamente su una sedia accanto a noi. Per la cena avremmo anche potuto optare per un tagliere di salumi e formaggi, oppure per una delle fumeggianti bistecche viste servire ai tavoli, ma abbiam portato da casa tante cose buone da mangiare.

Dopo aver montato le tende a debita distanza l’una dall’altra per non sentire il russare dell’ignaro compagno, occupiamo un tavolo così vicino all'accampamento, che sembra proprio riservato a noi. Nonostante Stefano abbia portato della carne fresca da arrostire e si aggiri in cerca di alleati per trovare un barbecue dove cuocerla, siamo talmente catturati dagli stuzzichini che in un lampo compaiono sul tavolo da non sentir più niente e nessuno. In tempo zero ci ritroviamo tutti seduti, con le luci frontali che illuminano il prelibato cibo. Ceniamo assaporando un ottimo vino offerto da Matteo e concludiamo con una gustosissima torta preparata da Mafalda.

Tra una chiacchiera e l'altra, alziamo lo sguardo al cielo notturno costellato da un meraviglioso firmamento. È uno spettacolo totalmente diverso da quello che potremmo osservare nella nostra città, dove quel sempre più raro senso di romanticismo finisce quasi per spegnere ogni stella. Forse nella quotidianità, che tende a cristallizzarci in azioni automatiche e ripetivive, perdiamo lentamente quel genuino stupore che dovrebbe alimentare i nostri sentimenti, divenendo apatici verso qualsiasi cosa bella possa sfiorarci ...fino a non accorgerci più di un cielo stellato. Probabilmente è l'abitudine che ci rende inconsapevoli della sacralità della vita... Ecco allora che nasce il bisogno di ritrovare sé stessi, lontano dall'ordinario, a diretto contatto con la natura.

Restiamo a chiacchierare ancora un po', sorseggiando l’ultimo bicchierino della staffa, finché la notte ci invita a ritirarci nelle nostre tende. Alle 6:00 siam già tutti svegli e operativi. Il cielo è sereno e si prospetta una bella giornata. Il tempo di smontare la tenda e far con tranquillità un'abbondante colazione, ed eccoci pronti a ripartire. Lasciato il Golgo attraversiamo Baunei ed imbocchiamo la statale 125 in direzione Urzulei. Dopo circa 13,5 Km. (17 minuti circa), poco prima del Valico Genna Sarbene, deviamo a destra su uno sterrato. Dopo altri 5,4 Km. (13 minuti circa), raggiungiamo una biforcazione dove sostiamo le auto. Zaini in spalla cominciamo il trekking.
Quasi subito abbandoniamo lo sterrato principale e procediamo lungo una traccia che si addentra sempre più nel selvaggio Supramonte, ove le bianche rocce calcaree emergono in netto contrasto con i colori della vegetazione primaverile.
Ad accoglierci, bellissime peonie in fiore, contornate da numerosi ciclamini. Sparse qua e là, le infiorescenze giallo-verdastre dell'euforbia si alternano all'asfodelo, mentre il celeste del rosmarino in fiore s'intreccia al giallo brillante della ginestra creando magnifici bouquet. È un paesaggio armonioso che infonde pace e, al contempo, suscita in noi quell' irrefrenabile desiderio d'esplorare.
Dopo circa 1 km, la traccia confluisce nel sentiero di Bacu Addas, che ci condurrà verso S'Istrada Longa. Il cammino si snoda nel greto del torrente in secco ed attraversa un magnifico bosco di antichi lecci, con fronde che svettano verso il cielo e tronchi tanto imponenti da trasmettere un’energia che ci spinge giocosamente ad abbracciarli. Tra brevi radure parzialmente ombreggiate ritroviamo splendide peonie rosa e qualche orchidea dai soffici petali. Curiosando tra alcune rocce rileviamo un ombelico di venere che mostra sfumature rossastre.
Dopo aver attraversato un lungo tratto nel bosco ed aver affrontato qualche semplice disarrampicata, la gola di Bacu Addas si restringe lentamente fino a congiungersi con Bacu S’Orruargiu, ove alture più importanti ostentano pareti strapiombanti. Mentre ci avviciniamo sempre più ad una maestosa conformazione calcarea a forma di sella, scendiamo più a valle ed oltrepassiamo un letto di massi, probabilmente franati dalla montagna.
Risaliamo ripidamente il versante destro per una ventina di metri e, dopo una breve arrampicata, raggiungiamo una cengia. Cattura la nostra attenzione una roccia su cui è stata affissa una placchetta metallica che ricorda come questo percorso sia stato aperto dalla famiglia Carta nell’agosto del 1975. Ripreso il cammino, affrontiamo qualche passaggio esposto, procedendo su rudimentali ponticelli creati con massi incastonati tra rami di ginepro e superando una sdrucciolevole salita che ci conduce in quota. Da qui seguiamo una traccia orizzontale sul bianco pietrisco calcareo, addentrandoci tra intrecciati tronchi di ginepro.
Proseguiamo lungo la cengia, che si restringe progressivamente, fino a raggiungere un punto panoramico su un pianoro roccioso, da cui lo sguardo può spaziare fino al mare.
Le alte pareti, scolpite dall’incessante azione della pioggia e del vento, mostrano ampie scanalature orizzontali che consentono stretti camminamenti in equilibrio sul vuoto.
Questa cengia, un tempo, era una sottile traccia nella roccia che i pastori conoscevano a memoria. Il nome "S'Istrada Longa" non era riferito solo alla sua lunghezza, ma anche al fatto che il percorso si sviluppava in tanti passaggi consecutivi da ricordare, come ponticelli, scala'e fustes e altri punti di riferimento, molti dei quali oggi sono quasi del tutto scomparsi, soprattutto a causa di forti precipitazioni degli anni passati. Veniva utilizzata dai pastori per valicare la montagna e spostare velocemente le greggi da una parte all’altra del Supramonte, poiché attraversare la gola dal fondo sarebbe stato troppo lungo e impegnativo.
Usciti da S’Istrada Longa, scendiamo lungo il versante seguendo un sentiero che attraversa un bosco di ginepri e prosegue su una ripida pietraia, fino a raggiungere il greto del torrente in secca, poco distanti da Su Saltu e Su Marinau. Dopo una breve sosta, riprendiamo il cammino ed affrontiamo una lunga e impegnativa salita di circa 4 km, con un dislivello di oltre 600 metri e una pendenza media di circa il 20%, che ci riporta fino a 900 m di altitudine.
Immersi in una natura incontaminata, dove le sinuosità della codula permettono alla luce di filtrare solo in parte, affrontiamo grandi massi levigati dal tempo ed attraversiamo suggestivi tratti di bosco. Pur concentrati su ogni passo, non mancano le tante risate liberatorie, ma c'è anche il tempo per silenzi profondi in cui ci confrontiamo costantemente con i nostri limiti.
Dopo circa 2,3 km di salita, quasi all’improvviso, un fascio di luce irrompe tra le ombre del bosco, entusiasmando i nostri spiriti. Ecco S’Arcada Manna che emerge sul paesaggio con la sua maestosità! E' una gigantesca arcata naturale, scolpita in rocce calcaree risalenti a circa 150 milioni di anni fa, che mette in comunicazione i due versanti di Bacu S’Orruargiu. Attratti da questo fantastico varco, deviamo il cammino e ci dirigiamo verso la luce. Risaliamo l’erto pendio, arrampicandoci l’ultimo tratto con le mani, fino a raggiungere un lembo di terra che si affaccia sui due ripidissimi versanti. Per un indefinibile istante sostiamo sotto il grande arco per contemplare questa meraviglia naturale, perdendoci in ipotetici calcoli sulle sue reali dimensioni.
Prima di salutare S'Arcada Manna, ci voltiamo ancora una volta verso la gola, scorgendo in lontananza S’Istrada Longa. Riprendiamo la salita e, lasciato Bacu S’Orruargiu, proseguiamo nel canalone di Bacu Urutzò, dove l’erta pietraia sembra non avere mai fine. La stanchezza incombe e proseguiamo con passo lento ma costante, affidandoci più alla mente che al corpo, fino a concentrarci sul solo ritmo del cammino.
Raggiunta una quota più elevata, troviamo sollievo in un meraviglioso panorama che spazia dai monti fino al mare. Infine, proseguiamo in piano per circa 1 km ed intercettiamo lo sterrato principale che ci riporta alle auto.
Cosa ti resta di quest'avventura... Anche se avverti ancora la fatica nelle gambe e il bruciore dei piedi rinchiusi negli scarponi, che vorresti quasi gettar via, nel cuore resta una bellissima sensazione... Riaffiorano nella mente i silenzi dei canaloni, il rumore delle pietre sotto i passi, il profumo dei ginepri e dei fiori primaverili, insieme a quella continua alternanza tra fatica e meraviglia. ...Ti rivedi mentre, costretto a rallentare, misuri le energie e vivi l’attimo pensando soltanto al passo successivo, concentrato sul tuo respiro, senza più alcun pensiero, fuori dal tempo e dallo spazio.
Prima di concludere, vorrei condividere alcune riflessioni di Adriano Urracci:
"La cengia S'Istrada Longa l’ho percorsa molte volte ed oggi vi sono tornato dopo tre anni di assenza. Ho notato che in alcuni tratti il camminamento si è notevolmente ridotto e che la roccia, nella zona di calpestio, presenta profonde fessurazioni. Il dilavamento e il continuo percolare dell’acqua la stanno lentamente modificando. Considerando inoltre quanto questo trekking sia frequentato, davanti al nostro gruppo c’erano diciassette escursionisti e altri dieci ci hanno raggiunto lungo il percorso, mi chiedo se non sia il caso di mettere in sicurezza il tratto con un lungo corrimano fisso. A mio avviso conserverebbe comunque il suo fascino, lasciando a ciascuno la scelta di percorrerlo in libera."